Mag 292014
 

 

Perché questo sito si chiama “Addestrare Conigli”?

Perché non si chiama piuttosto “Educare Conigli”?, “Amare Conigli”?,  “Conoscere Conigli”?, “Rispettare Conigli”?, “Capire conigli”?, “Interazione Conigli”?…

coniglio che morde le sbarre della gabbia

fonte: animalidalmondo.pianetadonna.it

Ci sono persone che scelgono il coniglio come animale da compagnia, perché lo ritengono di facile gestione, poco impegnativo rispetto a un cane e più “carino” di un gatto, che poi quando si accorgono che il coniglio – in quanto essere vivente – ha un suo carattere, una sua identità, le sue esigenze di coniglio e quando si accorgono di non essere assolutamente in grado di gestirle si deresponsabilizzano, accusando l’animale, chiudendolo in gabbia, cercando di darlo via nel migliore dei casi, o abbandonandolo, alla peggio, nel primo campo che capita, perché “tanto andrà a stare bene in tutto quello spazio con i suoi simili, no?!“.

Ci sono persone che non ritengono il coniglio un animale davvero capace di essere “pet“, perché ancora soggette al retaggio culturale per cui i conigli sono animali da cortile che si mangiano, poco importa se sono il terzo animale più diffuso nelle case degli italiani.

coniglio-e-fili-elettrici

fonte: www.aciclico.com

Ci sono persone che accolgono in casa propria il coniglio, come regalo per mettere a tacere i capricci di figli o nipoti, senza minimamente sapere a cosa vanno incontro, o che semplicemente accontentano i loro desideri, felici di credere che potranno tenere l’animaletto in gabbietta, dove non sporcherà, non rovinerà nulla in casa, e soprattutto non disturberà nessuno con miagolii o abbai.

Ci sono persone che acquistano un coniglio pur non sapendone nulla, nemmeno i fondamentali: non sanno che deve vivere libero, che più libertà e interazione ha  e meno “disastri” combina in casa, che deve essere seguito da un veterinario esperto in animali esotici, che va vaccinato, sterilizzato, alimentato in un certo modo (tanto semplice ed essenziale quanto evidentemente complesso da concepire).

problemi orecchie coniglio

fonte: conigliopoli.wordpress.com

Ci sono persone che se il loro coniglio sta male (da casi poco seri a problemi gravissimi) aspettano giorni e giorni prima di rivolgersi a un veterinario e magari prima di consultare un medico specialista scelgono di postare in un gruppo su un social network: “Il mio coniglio perde sangue da un orecchio da cinque giorni. Cosa può essere?”.

Ci sono persone che accolgono in casa cani, gatti, conigli, pappagalli o altri animali non considerandoli esseri viventi degni, al pari dell’essere umano, ma che li considerano di serie B, C, D o persino Z.

Ci sono persone che si dicono amanti degli animali, ma poi le si sente dire che il cane non deve entrare in casa, “perché non è mica umano, è un cane!”.

Ci sono persone che reputano ammissibile dimenticare il proprio criceto (perché è più piccolo del coniglio, quindi te lo scordi più facilmente ancora) chiuso in gabbia sul balcone sotto al sole e trovarlo a distanza di ore morto disidratato e rinsecchito. Ho sentito ancora certe persone giustificarsi dicendo: “Può succedere! Con tutte le cose che si hanno per la testa…. Lava, stendi, stira, vai a prendere i bambini a scuola, portali a calcio…. Poverino, mi dispiace, ma può succedere!”.
D’altronde ci sono madri che dimenticano i propri figli umani chiusi in macchina sotto il sole, come pensare che non possa accadere con un animale?

Ci sono persone che accolgono in casa un coniglio con inconsapevoli intenzioni e poi lo etichettano assai consapevolmente come un problema da gestire.

A queste persone, non posso parlare di etologia, etogramma di relazione, rapporto comunicativo-affettivo, empatia, rispetto, collaborazione, comprensione, fiducia, sostegno, cooperazione, etica. Non subito per lo meno. Non capiscono. Hanno come un blocco mentale che non gli permette nemmeno di concepire il significato di queste dinamiche associate a un coniglio. D’altronde per loro “è solo un coniglio!”.

A queste persone che mi si presentano parlando del proprio coniglio come di un “problema”, io non posso parlare di teoria, non posso presentarmi discutendo “dei massimi sistemi”; percepiscono tutto ciò come “aria fritta”, come qualcosa di “astratto”. Io devo presentarmi a loro con delle soluzioni.

Ecco perché “Addestrare Conigli”. Perché nella mente di questo tipo di persone, l’addestramento ricopre un ruolo ben definito, rappresenta la soluzione a un problema, lascia aperta la porta della speranza di poter superare gli ostacoli e le difficoltà.

coniglio sul letto

fonte: www.protty.it

La percezione non è quasi mai “addestramento = tu fai quello che dico io”, almeno nei miei anni di esperienza; la percezione è “il mio coniglio urina sul divano; forse c’è una soluzione a questo problema”; “il mio coniglio è aggressivo con me; forse c’è un modo per non doverlo dare via come vorrebbero fare i miei genitori”; “il mio coniglio rosicchia tutti i mobili; forse c’è la possibilità di farlo smettere”. Una speranza. Una soluzione. E nella stragrande maggioranza dei casi è proprio questo che offre Addestrare Conigli: una soluzione a un problema.

La risposta è immediata. Il messaggio è sempre rispettoso del punto di vista etologico, etico, empatico, interattivo e comunicativo. La soluzione è sempre votata all’acquisizione di conoscenza, all’assunzione di consapevolezza, alla responsabilizzazione, all’adozione di un approccio empatico, all’educazione dell’individuo al “mondo del coniglio” , in sostanza.

Ma questo avviene DOPO che all’individuo viene offerta la soluzione al problema, perché così ho la possibilità di prendere tempo in favore del benessere dell’animale, perché così ho la speranza di intervenire prima che sia troppo tardi, perché a volte questo rende possibile salvare e ribaltare una situazione disperata e potenzialmente allo stremo.

Allora sì che posso puntare sul far conoscere cosa sta dietro all’ “addestrare conigli”, posso intervenire in modo educativo sull’approccio e l’atteggiamento di quelle persone, perché prima gli ho offerto un’importante base di fiducia (sono riuscite a capire le cause del loro problema e quindi a intervenire nel modo corretto, risolvendolo) e sono quindi loro che poi concedono a me la disponibilità ad ascoltare, a considerare l’animale che hanno davanti agli occhi come qualcosa “di più”. Sono loro stesse che poi mi permettono di “educarle”, nel senso più etimologico del termine, ovvero di “tirar loro fuori” ciò che di migliore hanno dentro, per permettersi di scoprire qualcosa che non immaginavano nemmeno lontanamente.

coniglio in braccio

fonte: veganchef88.blogspot.com

I risultati sono loro stessi a vederli, con i propri occhi. Non immaginavano quanto magico potesse essere l’universo che ruota attorno a un coniglio, finché non hanno cominciato a sperimentarlo direttamente.

E allora ringraziano. Si trasformano, evolvono, maturano, si “spiritualizzano”, diventano più consapevoli, cominciano ad allacciare una vera relazione con il proprio coniglio, a considerarlo davvero parte integrante della famiglia, perché il coniglio è così: è un animale che devi conoscerlo e capirlo per apprezzarlo appieno e realizzare che cosa è, che cosa dà, che cosa offre con quel suo silenzio, con quel suo mondo fatto non di espressioni o versi, ma di posture, atteggiamenti, rumori sommessi, sfumature; allora non puoi più farne a meno, ti entra dentro, ti pervade, si fonde con te e diventa il tuo cuore, la tua vita, la tua anima.

E’ un percorso però, che non può iniziare con la “teoria”, con quello che sta e DEVE stare “dietro le quinte”, perché quelle persone non sono ancora pronte per la teoria. Deve per forza passare dalla pratica. Chi riesce a concepire la teoria, chi si interessa del dietro le quinte, è già due passi avanti, ha già fatto il suo percorso, si è già evoluto, almeno un po’.

Non si può insegnare la filosofia a chi ancora non sa parlare; la matematica a chi ancora non sa contare; prima servono le basi, poi arrivano gli approfondimenti, credo. Io almeno non ho ancora saputo trovare il modo per bypassare gli step intermedi (sono ancora in pieno percorso anche io!).

Ecco allora perché ho scelto di puntare direttamente su ciò che è immediatamente percebile e comprensibile, per poi approfondire, scavare nel profondo per elevarsi verso l’alto.

Ecco perché “addestrare” conigli.

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  4 Responses to “Ecco perché questo sito si chiama “addestrare” conigli”

Comments (4)
  1. Caro Lorenzo, può essere che il coniglietto abbia bisogno di più tempo per fidarsi ad uscire dalla sua gabbia, anche se aperta. Questo può dipendere dal carattere del coniglio, ma anche dalla situazione da cui proviene, così come da altri fattori.
    Tu lasciagli semplicemente la libertà di entrare e uscire se e quando vuole. Facilmente, uscirà di notte quando voi siete a dormire e resterà rintanato di giorno quando vi vede in giro per casa. Prova a mettergli in gabbia qualche giochino come una pallina di paglia o di vimini intrecciato, liscia oppure una di quelle farcite di fieno e di verdurine essiccate. Dovrebbe smettere di rosicchiare le sbarre della gabbia in questo modo e concentrarsi sul giochino.

  2. Ciao cara ti volevo chiedere una cosa riguardo al coniglio che rosicchia le sbarre della gabbia.Il mio jack ha una parte della gabbia sempre aperta quando sono in casa però sembra non accorgersene perché rosicchia le altre parti e poi anche se la gabbia è aperta non esce mai!Forse è perché lo ho preso da poco (6 giorni)però mi sembra strano

  3. Caro Franco,
    è normale che ancora oggi dopo 7 giorni il coniglio marchi ancora un poco il territorio circostante, perché dopo l’intervento di sterilizzazione sono necessari dai 20 ai 30 giorni perché gli ormoni vengano completamente smaltiti ed eliminati dal sangue.
    A volte spariscono prima, anche tra i 10 e i 15 giorni (in effetti state già riscontrando miglioramenti dopo 7!), ma in genere possono servire fino appunto a 20/30 giorni.
    Detto questo va ricordato un altro aspetto: la sterilizzazione va ad inibire la produzione di ormoni, agendo direttamente sugli organi che li producono, e infatti dopo l’intervento generalmente i conigli smettono del tutto di marcare il territorio con l’urina (reale e ricca fonte di feromoni), mentre le feci non è detto che vengano mai eliminate del tutto.
    Questo perché le palline non servono solo a marcare il territorio dal punto di vista sessuale, ma anche dal punto di vista della familiarità con l’ambiente: per un coniglio, le palline di feci, sono un po’ come le briciole per Pollicino. Servono a ritrovare la strada di casa, a rendersi famigliare e riconoscibile l’ambiente in cui vive, e più confortevole, più sicuro.
    Solitamente, dopo l’intervento, i conigli tendono a ridurre notevolmente la dispersione per casa delle feci e a lasciarle per lo più in lettiera o al limite nelle adiacenze di essa e assai raramente altrove.
    Tra due o tre settimane dovresti vedere gli effetti della sterilizzazione anche sul discorso feci.
    Una cosa che aiuta molto è quella di “assegnare” al coniglio un posto, una zona, un’area sua che sia fissa, ovvero che la lettiera abbia il suo posto preciso e stia sempre lì. Se ce ne sono due, entrambe devono avere il loro posto fisso (non necessariamente devono stare insieme nello stesso posto, ovviamente, ma ciascuna deve avere il suo posto e che sia sempre quello).
    Questo favorisce moltissimo il concentramento di palline in lettiera e al massimo lì vicino.

  4. Salve vorrei porre una domanda … circa 7 giorni fa ho fatto sterilizzare il mio coniglio nano di nome yogurt ha quasi 6 mesi ed è un maschio ho deciso di farlo perché spruzzava continuamente ormoni e faceva palline dentro casa liberamente … premetto che il mio coniglio e un ariete di razza e ancora oggi marchia con le sue feci la casa a quasi smesso di spruzzare ma essendo sempre perennemente libero perché in gabbia non mi va di tenerlo marchi sempre a palline ma è normale che dopo 7 giorni continui a fare palline dappertutto ? E una cosa passeggera o durerà a vita? Grazie datemi consigli ….

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