Set 222010
 

Sempre caro mi fu quest’ampio frigo,
e la cucina, ov’ogni volta che la mia padrona va, io mi dirigo.
Speranzoso che da cotanta moltitudine di cibi
una pietanza – almeno una! – ne derivi.
E sedendo e mirando, interminate
coltivazioni di là da quelli, e distese
d’orti, io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come steli d’erba freschi
immagino ondeggiar al venticello, io quegli
infiniti orti a questo frigo
vo comparando. E mentre sogno
che un finocchietto tenero mi giunga, ecco
che al risveglio mi vien data una carota lunga.
E tra carote, zucchine e cetrioli
a volte giungon anche trevisano e pomodori.
Così tra queste leccornie perdutamente annego:
e il naufragar m’è dolce in questo frigo.

Yogurt

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