Giu 132013
 

Cosa faresti se il tuo coniglio venisse colpito da una malattia pressoché incurabile* che gli devia e paralizza gli arti posteriori (splay leg)?
Sai cosa significherebbe per il coniglio una malattia del genere? Significa provare dolore alle zampe posteriori; perderne progressivamente l’uso, ma in tempi rapidi; cominciare a trascinarsi prima una zampina e poi anche l’altra fino a non riuscire più a sostenere il suo peso, a non reggersi in piedi e spesso a non camminare più.
Hai presente come se ne vanno a zonzo le foche quando sono sulla terra ferma? Immagina il tuo coniglietto in quello stato.
Non riuscendo a sostenere il suo peso sulle zampine posteriori non è più in grado di pulirsi, di leccarsi, di curare la sua igiene personale. Tutte le sue deiezioni lo impiastriccerebbero, perderebbe pian piano il pelo che copre la sua pelle, lasciando la carne nuda. Non sarebbe in grado di mangiare i suoi ciecotrofi, con grosse perdite e carenze dal punto di vista nutrizionale. Pian piano questa condizione lo deprimerebbe, e, insieme all’impossibilità di muoversi fisicamente, lo paralizzerebbe forse anche emotivamente.
Ogni coniglio reagisce in maniera diversa dall’altra, ma sono tanti quelli che si lasciano andare, che smettono di mangiare, che riconoscono di essere dipendenti da qualcuno o qualcosa anche per le operazioni e le necessità primarie. E non lo sopportano.
E riesci a immaginare cosa significherebbe per te avere davanti agli occhi tutti i giorni una situazione simile? E gestirla? Tu cosa faresti?
carrellino per conigli disabiliOggi ci sono tanti strumenti che sono stai inventati dall’uomo per semplificare la gestione di situazioni simili, per risolvere problemi di deambulazione agli animali, come da sempre si fa per le persone. Oggi esistono i carrellini per animali disabili, che aiutano i pelosi in difficoltà a ritrovare le capacità motorie essenziali. Si attaccano con una pettorina e fungono da zampe posteriori… con le ruote.
Quanti conigli, o cani, o gatti (prendendo in considerazione solo i principali animali domestici) ho visto utilizzare questi carrellini! Su Youtube e nel web, i video che mostrano il loro funzionamento e che dipingono animali felici di potersi muovere spopolano.
Molte persone, in particolare i cosiddetti “animalisti”, piuttosto che i “semplici” amanti degli animali, reputano che sia un assoluto dovere aiutare questi animali con ogni mezzo o strumento possibile, specialmente se l’animale mostra la sua “voglia di vivere”. Anche su Facebook leggo spesso esperienze di questo tipo e i commenti relativi, che solitamente sono: “Non possiamo farlo sopprimere: ha così tanta voglia di vivere!”.
Il diritto alla vita deve sovrastare qualunque altra cosa.
Tuttavia c’è chi pensa che si tratti solo di egoismo e di pensieri tipicamente umani. In natura, i conigli sono fatti per correre, saltellare, ballonzolare e pascolare e se non possono farlo allora non è una vita dignitosa. Allora forse si tratta, aiutandoli (nella nostra concezione umana), di prolungargli la sofferenza, non tanto in termini di dolore o patimento fisico, quanto proprio l’agonia di non poter praticare ciò per cui la natura li ha creati.

Eppure, ha appetito, gradisce le coccole, le fa a sua volta… non c’è motivo di togliergli la vita!” – ribattono i promotori della vita.

E da qui cominciano, quasi sempre, le discussioni, i dibattiti, i litigi. Esseri umani che aprono i conflitti su questioni di cui forse non hanno nemmeno il diritto di discutere, perché non attuano le reali volontà dell’animale, ma semplicemente interpretano secondo il loro personale giudizio e la propria personale sensibilità ciò che l’animale vorrebbe.
Non siamo in grado di comunicare con loro verbalmente, possiamo solo affidarci alle emozioni, alle sensazioni, alla conoscenza che abbiamo degli animali che ci vivono accanto e con cui spendiamo parte del nostro tempo, possiamo solo affidarci all’empatia che regola tutte le nostre relazioni con loro.
Per questo io credo che le discussioni e i conflitti siano assolutamente sterili e inutili. In situazioni gravi il buon senso che tanto predico, forse non basta più. Di certo non credo che il giudizio sia qualcosa di utile. Anche perché ogni situazione va pienamente contestualizzata.
In queste situazioni, i conflitti tra umani servono solo a peggiorare lo stato emotivo degli animali che abbiamo accanto. E’ davvero questo che vogliamo?
L’essere umano è in grado di provare un’infinità di emozioni, che spesso entrano anche in conflitto con le regole e i canoni ricevuti con l’educazione (che dipendono dal luogo di provenienza, dall’ambiente in cui si è vissuti, dalle esperienze che si sono fatte…). Il senso di colpa, legato alla propria individuale morale e alla morale sociale di cui si fa parte, è forse ciò che più condiziona le nostre azioni, in qualsiasi campo e qualsiasi situazione.
Io penso che in certi casi non ci sia da giudicare cosa è giusto e cosa è sbagliato, semplicemente perché non si può.

Non puoi andare a dire a una persona che vive da 5 anni con un coniglio che deve sopprimerlo solo perché ha una malattia incurabile. Non puoi giustificare questa opinione dicendo che risparmierà in cure mediche, che allevierà anche le sofferenze al suo animale, perché in fondo tu non puoi sapere se il suo coniglio preferirebbe morire e smettere di sentirsi menomato, se preferirebbe morire perché ha un grande legame col suo proprietario e non può vederlo soffrire o se preferirebbe vivere, soffrendo anche magari, per poter passare tutto il tempo possibile col suo compagno umano.

Allo stesso modo non puoi andare a dire a una persona che deve a tutti i costi propendere per la vita del suo coniglio, specialmente se l’animale soffre, o se la persona soffre nel vederlo in un certo stato. Se non può permettersi le cure mediche (in fondo, mica poteva sapere che il suo animale sarebbe stato colpito da una malattia incurabile; non stiamo parlando di basilari interventi medici come le vaccinazioni o la sterilizzazione per cui non esistono giustificazioni o scuse). Se non può permettersi di non lavorare e stare a casa a far fare pipì e popò al suo coniglio, pulirlo e lavarlo dopo ogni evacuazione, recuperare i ciecotrofi dall’ano del coniglio senza farli cadere per poi offrirglieli perché da solo non ce la fa. Oppure se ha anche un altro coniglio, sano, che diventa aggressivo con il compagno malato e con gli umani per questioni relazionali estremamente complesse.

Ecco perché voglio sottolineare l’importanza di sospendere il giudizio.

Evitiamo di pensare che Tizio dovrebbe sopprimere il suo amico fidato, perché rischieremmo solo di aggiungere un senso di colpa grave a una situazione già estremamente difficile e critica. Ed evitiamo di pensare che dovrebbe mantenerlo in vita a tutti i costi se una serie di circostanze gli suggerisce il contrario. Ciascuno è solo davanti a decisioni come queste. Solo con il suo affetto, il suo amore per il suo animale, i suoi sensi di colpa, la sua morale, i suoi concetti di dignità, decoro, diritto alla vita, giusto e sbagliato. L’unica cosa che si può fare in situazioni gravi è appellarsi al proprio istinto, alle buone intenzioni e alla buona fede.

Quando si è cercato di fare tutto il possibile, anche quando di possibile non c’è più nulla, allora anche lasciare andare può essere un’opzione.

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento qua sotto, oppure scrivimi i tuoi pensieri e le tue riflessioni a [email protected].

*Lo splay leg è un difetto che si manifesta, di solito, a circa 3-5 settimane di età, ma può anche subentrare in età più avanzata. Qualunque sia la causa del problema, congenita (genetica) o acquisita (ambientale), in alcuni casi lo si può correggere, applicando al coniglietto dei semplici tutori fatti in casa. Non è tuttavia sempre possibile correggere o risolvere il difetto. E’ assolutamente indispensabile rivolgersi a un veterinario esperto in animali esotici, per avere una consulenza sulla gravità della situazione e sulle opzioni praticabili.

Per approfondimenti, visita la pagina La correzione dello splay leg con l’uso di tutori, pubblicata sul sito di AAE Conigli.

Leggi anche:

  4 Responses to “Questione di vita o di morte? Questione di empatia…”

Comments (4)
  1. Vi racconto la mia storia, ora ho un bellissimo coniglietto ma prima di lui ho avuto per 10 anni un gatto, che avevo trovato da piccolo piccolo abbandonato e me lo sono tenuto. All’età di 8 anni ha contratto l’aids felino, portandola così ad ammalarsi ogni mese e a prendere antibiotici su antibiotici che prima o poi l’avrebbero fatta morire. Io è mia mamma arrivavamo persino a imboccarla per mangiare, non si lavava più, puzzava e aveva sempre e comunque voglia di farsi coccolare e io la prendevo con me anche se non si puliva e quando mi leccava lasciava un terribile odore, poi un giorno si è ammalata nuovamente e la veterinaria (che ormai era nostra amica dato che andavamo da lei ogni giorno) ci ha detto che purtroppo se avesse preso ancora un giro di antibiotici sarebbe morta, allora mia mAmma ha fatto la decisione di sopprimerla. Piango ancora adesso. Il mio gatto era la mia migliore amica, la sogno ancora!! Eppure sono sicur che mia mamma ha fatto la scelta giusta anche se lei ha ancora un nodo alla gola e un sacco di risentimento. Io sinceramente non so cosa pensare, tutti i casi sono relativi, ma penso proprio che se avessimo tenuto in vita il mio gatto ancora per una settimana lavremmo fatto per egoismo davvero o più che altro per paura di vivere senza di lei!

  2. Cara Romy, come sempre ammiro e condivido il tuo buon senso (dote rara e da me molto, molto apprezzata!) e il tuo articolo mi trova assolutamente d’accordo 🙂

  3. condivido tutto quello che hai scritto Serena. Grazie per il tuo commento delicato!

  4. La questione è delicata, anzi delicatissima e tocca corde sensibili in ognuno di noi. Chi più chi meno tutti abbiamo un’opinione, un “io farei così” ma credo che sia davvero impossibile saperlo finché non ci si trova a fare una simile difficile scelta. E’ pur vero che non esiste una formula universale, una ricetta sempre buona ma solo casi unici: unici come è unico ogni animale e ogni persona e come è unico il loro rapporto. Credo che decisioni simili siano sempre difficili da prendere e sempre dolorose, come sempre quando abbiamo una responsabilità grave ed interamente nostra.

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